Cambiare futuro a Taranto

In evidenza

Ora possiamo dire: BASTA !!

  • ora lo possiamo dire scrivendolo e possiamo esprimere il nostro parere sul futuro di questa città, di quello che ne è rimasto, di quello che la storia ci ha consegnato !!
  • ora possiamo scordarci di quello che diranno politici e sindacalisti prezzolati, sottomessi, indifferenti e ignoranti !!
  • ora possiamo ignorare chi vuole uno stipendo a costo della morte di gente, della vivibilità, del futuro di un territorio !!
  • ora possiamo smentire chi dice che l’ilva danneggia solo i muri delle case con la polvere nera !!
  • ora possiamo smettere di pensare come un popolo arretrato, comprato con l’elemosina in cambio del disastro del territorio !!
  • ora possiamo rigettare il ricatto occupazionale, e pretendere che questo territorio, con l’ilva chiusa, dia più lavoro del siderurgico !!
  • ora ci troviamo di fronte ad un momento storico, epocale per rimettere in gioco il destino di Taranto !!
  • ora possiamo cercare nuove possibilità, nuove occasioni, portare a Taranto la qualità e la vivibilità !!
  • ora possiamo fermare una colonizzazione che dura da 60 anni !!
  • ora possiamo sfruttare il nostro patrimonio che abbiamo da 2700 anni !!
  • ora possiamo essere coraggiosi !!
  • ora possiamo costruirci il futuro !!

L’ilva è la dea madre

I tarantini non reagiscono …. gli operai non reagiscono … perché ? bho!!
Riflettiamo su questa cosa …  i motivi sono profondi e arcaici … sono sociologici psicologici e antropologici … una cosa seria e potente  insomma … radicata nella mentalità, nel modo di pensare dominante, nelle scelte culturali assorbite dalla popolazione e diventate regole e stile di vita diffusi
La grande industria (e l’ilva in modo preponderante come simbolo più imponente e svettante) è stata la dea madre che ha nutrito allevato protetto e accudito una popolazione di sudditi, seguaci, adoratori e veneratori della sua religione; è stata considerata un simbolo positivo e mistico e quindi superiore a qualsiasi critica e obiezione
Non c’è scienza o medicina che possa opporsi ad una dea madre così potente e imponente …. nemmeno quel gruppo di eretici che sostengono che quello che esce da quegli impianti entra nel sangue tessuti organi dna e provoca danni irreparabili … quello che non si vede non esiste … questo è il credo principale che domina la vita dei tarantini da decenni
Per questo non abbiamo di fronte solo una lotta per far applicare la legge, difendere  i diritti, riconoscere colpe e reati … è una lotta per sovvertire la mentalità di una popolazione, per svincolare i tarantini dal loro bisogno primordiale dell’idolo benefico con cui sono cresciuti e che gli ha preservati da ogni altro problema, da ogni altro bisogno e da ogni altro stimolo o altra aspirazione e aspettativa … la tribù dell’acciaio (quelli dentro e quelli fuori dalla fabbrica) non ha altre priorità che onorare il suo totem fumante e il sacrificio umano che impone a tutti diventa un prezzo ancora accettabile per sentirsi protetti dall’ombra dei camini

Scontro di culture 

Il tragico scenario ilva-inquinamento-salute-lavoro-economia è il culmine dello scontro tra due culture (intese come regole primarie e fondamentali della vita di una popolazione)

  1. La cultura della barbarie dove si vive depredando degradando e lasciando tutto distrutto 
  2. La cultura della civiltà dove si pratica la solidarietà la vita la vivibilità il decoro ambientale sociale e lavorativo la continuità per le generazioni future il rispetto e la valorizzazione delle proprie risorse 

Il problema di taranto è generazionale

Sia la comprensione del problema che quella delle soluzioni ha a che fare con i sentimenti e le aspettative che la società tarantina ha legato e investito nel complesso siderurgico sin dagli anni ’60
E quindi dobbiamo riflettere sul fatto che il problema di taranto è generazionale … i tarantini dai 50 anni in su sono vissuti considerando l’ilva come qualcosa di buono per la loro esistenza dal punto di vista sociale economico e psicologico
La generazione al di sotto di 40 anni invece  sta crescendo pensando che l’ilva  sia qualcosa di nefasto per la loro vita e per la loro città
Per questo dobbiamo cercare di far crescere questa generazione, tutelarla culturalmente e psicologicamente in modo che abbia la forza morale e sociale da far pesare le proprie rivendicazioni di fronte ai loro referenti … e sperare che l’emigrazione per necessità e la decimazione per malattie  non impedisca ancora di avere una generazione di persone interessate a conservare le peculiarità e le risorse originarie  di questo territorio
Quando uno riceve uno schiaffo al giorno per 50 anni si abitua a pensare che lo schiaffo sia una componente della vita quotidiana 8questo atteggiamento lo chiamano la sindrome di Stoccolma) … per questo ci vuole che qualcuno faccia capire che quello schiaffo è qualcosa di sbagliato e che si può evitare

Se chiude l’ilva dove andranno a mangiare ?

È la solita eterna storia di un popolo indottrinato … l’ilva chiude ed il giorno dopo ci sono migliaia di persone che muoiono di fame … ma questo scenario da dove esce? dalle paure dalla semplicioneria dalla limitatezza della nostra esperienza?
Chiudere l’ilva vuol dire pretendere a livello nazionale ed internazionale un percorso per riprogettare l’economia di taranto con un passaggio della manodopera dalla posizione lavorativa attuale ad un’altra idonea alla loro mansione … si riesce a capire facilmente o non è alla portata della nostra mentalità?
Invece ci siamo sottomessi ad un modo di pensare limitato …. secondo questo pensiero l’ilva permette a taranto di non morire di fame peggio di come già succede … e perché non facciamo  il discorso contrario? l’ilva ha sminuito tutte le risorse che nelle altre città danno ricchezza … ha creato un esercito di stipendi di operai … un indotto che faceva la cuccagna solo con i soldi dello stato e ora che è l’ilva è privata l’indotto viene tutto dall’esterno di taranto
E stiamo ancora a dire meglio che niente? forse non ci rendiamo conto che questa è una città con un livello sociale da terzo mondo e una condizione sanitaria da epidemia ? cosa dobbiamo ancora vedere per rifiutare questo sistema di vita?
Purtroppo il popolo tarantino è stato ammaestrato alla sottomissione e all’accondiscendenza … decenni di condizionamento di un sistema economico che ha fatto fare buone carriere alla classe dirigente e ha creato una cappa di illusioni e consolazione nei cittadini … tanti paraocchi che ci fanno accontentare dello schifo e non smuoverci per evitarlo
Questa è una città povera malata e semplice …. il terzo elemento impedisce di risolvere i primi due … ogni volta che qualcuno riesce a illuminarsi e capire la situazione attuale è un grande giorno per il futuro di questa città

La chiusura dell’ILVA è un percorso

La chiusura dell’ILVA è un percorso (non è un evento istantaneo) che determinerà il riappropriamento dell’area e la programmazione di bonifica, dismissione, studio dell’uso alternativo dell’area e consegna delle zone alle aziende o agli enti che metteranno su imprese, strutture sportive, culturali, parchi, strade, villaggi turistici, alberghi, aziende di riciclaggio rifiuti, energie rinnovabili, trasformazione prodotti agricoli, ecc. ecc.
Questo comporterà un passaggio generazionale in cui i dipendenti attuali finiranno il loro corso lavorativo in attività idonee e man mano lasceranno il passo alle nuove professionalità nei settori alternativi (dal porto al turismo, dalla pesca/mitilicoltura al polo tecnologico, dall’agricoltura al settore medico/scientifico)

Tutto questo dipende dalla VOLONTA’ DI METTERE LA PAROLA FINE ALL’ECONOMIA DELL’ACCIAIO …  DI COSTRUIRE UN NUOVO FUTURO PER TARANTO!

ILVA SI, ILVA NO, i risultati di un sondaggio tra i cittadini

“Si alla chiusura dell’area a caldo e al risarcimento dei danni“
http://referendumilva.wordpress.com/2009/08/30/sondaggio-ilva

Cartoline per il futuro di Taranto 

Il 14 aprile 2013 abbiamo di fronte una consultazione popolare per esprimerci sul futuro di Taranto … quelle schede sono come cartoline da mandare agli addetti ai lavori per chiedere di progettare un nuovo futuro per Taranto.
Sono cartoline di auguri per il bene dei cittadini che ci vivono, per le nuove generazioni che saranno il futuro di Taranto e per la memoria di chi è stato vittima di questo sistema.

Dedica a chi non c’è più

Perché noi tutti abbiamo il diritto ad una nuova possibilità, perché non ci siamo ancora addormentati tra i fumi dell’acciaio, mentre altri non hanno ancora avuto la forza di aprire gli occhi e guardare ad un futuro migliore perché ci è stato detto che non siamo capaci di fare altro.
Ma il grande mostro è nato prima che tanti di noi potessimo scegliere.
Quello che è passato è passato, non si può tornare indietro, e rispettiamo tutti coloro che in buona fede hanno creduto nella bontà di un nuovo leviatano, presentatoci dallo stato e dai potenti come un fortunato balocco meritato.
A chi ha lavorato tra le grinfie del grande mostro va la nostra stima, perché siamo vostri figli e vostri fratelli e siamo stati nutriti dal vostro duro e pericoloso lavoro.
Perché avete donato tanti anni della vostra vita, rischiando di perderla ogni giorno per i pericoli, l’amianto, la diossina e le polveri sottili.
Tanti di voi non ce l’hanno fatta, i vostri occhi si sono spenti prima ancora di sapere il perché in un momento in cui la vita, di sicuro, poteva ancora concedervi degli anni preziosi.
Ma oggi abbiamo la possibilità di cambiare la storia; possiamo riprendere la strada che abbiamo smarrito circa 50 anni fa e sognare un bel futuro per noi e le generazioni a venire.
Dedichiamo il referendum a tutti quelli che non ce l’hanno fatta, rimarranno nel nostro cuore e nella memoria come martiri coraggiosi della nostra bistrattata Taranto.
(Anonimo)

Dobbiamo cambiare epoca

In evidenza

L’ilva ha fatto svalutare tutti i tesori di Taranto

PORTO – TURISMO – CULTURA – PESCA
MARICOLTURA – AGRICOLTURA

A TARANTO ABBIAMO:

  • Il maggiore inquinamento registrabile a livello europeo che produce il maggior numero di malattie mortali, tumori dei polmoni e del sangue, lesioni respiratorie, ecc.; dalle misurazioni ufficiali il 92% della diossina emessa dalle industrie italiane proviene dall’Ilva di Taranto; dal Registro dei Tumori salentino emerge un aumento del 30% dei tumori a Taranto rispetto alla media regionale.
  • Un altissimo livello di sottosviluppo economico e disoccupazione, dato dalla crisi dell’acciaio, dell’indotto e dalla mancanza di alternative sviluppate, ingiustificato rispetto alle dimensioni e ai profitti di un’azienda così grande.
  • Un elevato impoverimento culturale, conseguenza dell’annullamento di iniziative rivolte alla storia, all’arte, alla letteratura, alle tradizioni, ecc.
  • Un enorme spreco delle risorse del territorio, un ambiente ai minimi termini, acqua ad aria inquinati, agricoltura e pesca di bassa qualità, porto e turismo svalutati e impraticabili, penalizzati da un paesaggio fatiscente a causa di un’enorme struttura industriale visivamente opprimente e oggettivamente ingombrante.

A TARANTO VOGLIAMO:

  • La salute: non possiamo pensare che le malattie sono il costo del lavoro e della sopravvivenza.
  • Lavoro per vivere e non per morire.
  • Avviare attività che portano profitti, lavoro, valore aggiunto e qualità della vita, adatte al nostro patrimonio, alla nostra storia e alle nostre risorse (porto turismo cultura pesca maricoltura agricoltura artigianato archeologia).
  • Una città bella da vedere e da visitare, che sia considerata e trattata come merita.
  • La vivibilità, ovvero camminare per le strade senza vedere gli edifici sporchi di minerale, e incontrare le persone senza parlare di morti ammalati o infortunati sul lavoro.
  • Costruire un futuro migliore e alternativo, per evitare la condanna che è stata scelta per questa città 40 anni fa, che ora non ci sta più bene.
  • Dare una possibilità alle nuove generazioni, che possano scegliere di costruirsi un futuro a Taranto e che non siano costretti a cercare una vita migliore altrove.

Ilva, sarà l’ultima partita?

Ilva, sarà l’ultima partita?

8 APRILE 2013 13:14

TARANTO - Il giorno tanto atteso è oramai alle porte. Domani mattina si svolgerà infatti l’udienza pubblica di fronte alla Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della legge 231, la così detta ‘salva-Ilva’, varata dal governo Monti il 21 dicembre 2012 e votata dal 95% dei parlamentari italiani, per salvare il gruppo Riva dall’azione della magistratura tarantina, e che consentì all’azienda di tornare in possesso dell’area a caldo per continuare a produrre, autorizzando la stessa a rientrare in possesso del materiale prodotto e sequestrato il 26 novembre scorso. Il tutto a condizione che il gruppo Riva agisca entro i limiti fissati dall’AIA, l’autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal ministero dell’Ambiente lo scorso 26 ottobre, e dalle disposizioni anti-inquinamento, pena alcune sanzioni (come le multe “salatissime” pari alla sottrazione del 10% del fatturato) fino alla perdita della proprietà (anche se a questo il gruppo Riva, come riportato già da diverso tempo su queste colonne, ha provveduto per tempo). L’intera vicenda giudiziaria è oramai nota anche alle pietre, inutile quindi ripercorrerne ancora una volta tutte le tappe.

Da chi è composta la Corte e gli ammessi/esclusi

L’udienza di domani alla Consulta è la seconda a ruolo: Gaetano Silvestri il giudice relatore, Gabriella Palmieri e Maurizio Borgo gli avvocati dello Stato. Si è costituito Bruno Ferrante, presidente dell’Ilva, che sarà rappresentato dagli avvocati Luisa Torchia, Francesco Mucciarelli, Adriano Raffaelli. Ma hanno depositato memorie anche il Wwf, avvocato Alessio Petretti; Confindustria e Federacciai, legali Giuseppe Pericu e Fabrizio Pollari Maglietta; ed Angelo, Vincenzo e Vittorio Fornaro, gli allevatori che hanno dovuto abbattere centinaia di ovini avvelenati dalla diossina fuoriuscita dall’agglomerato Ilva: li assisteranno gli avvocati Giuseppe Mattina e Sergio Torsella.

La Corte ha facoltà di decidere in camera di consiglio sull’ammissibilità di questi interventi, perché di norma chi non è stato parte nel giudizio “a quo” (locuzione utilizzata in ambito giuridico per indicare il giudice di grado inferiore o di partenza in una determinata vicenda processuale quando solleva questione di legittimità Costituzionale di una norma, rivolgendosi alla Consulta, esso diventa, in relazione all’autorità adita, “giudice a quo”), ossia nel procedimento da cui ha preso origine l’azione promossa di fronte alla Consulta, non viene ammesso in questa fase. Questa è la posizione di Wwf, Confindustria e Federacciai, mentre appare più probabile l’ammissibilità degli interventi dei legali della famiglia Fornaro, perché questi ultimi sono parte lesa nel procedimento da cui è scaturita la richiesta alla Consulta.

Tra Codice penale, politica e tentazioni da Ponzio Pilato

Sul tavolo i giudici supremi si ritroveranno il ricorso del gip Todisco, secondo cui la ‘salva-Ilva’ viola ben 17 articoli della Costituzione, tra cui il 3 sul principio di uguaglianza e il 32 sul diritto alla salute, così come il 112 sull’obbligo dell’azione penale e il 107 sulle garanzie dei pm. Del resto non serve certo essere esperti di giurisprudenza per intuire come il governo sia di fatto intervenuto nel corso di un’inchiesta penale, vanificando i provvedimenti presi dall’autorità giudiziaria, a cominciare dal sequestro preventivo dell’area a caldo, mandando gambe all’aria la separazione dei poteri legislativo e giudiziario. Anche se sul sequestro c’è chi sostiene come non sia scontato che la legge abbia annullato i sequestri preventivi (quello virtuale sugli impianti è di fatto ancora in corso e tale resterà visto che l’azienda non ha mai presentato ricorso in Cassazione e i tempi per farlo sono scaduti mesi orsono) e quindi non lo sia neppure l’ammissibilità della questione di legittimità posta dal gip.

Molto più complicata invece la questione che riguarda il sequestro dei prodotti, soprattutto per il fatto che il decreto legge ha autorizzato retroattivamente (cambiando in corsa d’opera l’articolo 3 del provvedimento) la commercializzazione del materiale realizzato prima dell’entrata in vigore del decreto stesso. Inoltre, il Tribunale di Taranto nel suo ricorso ha definito il provvedimento del governo una legge ad hoc, un vestito su misura per l’Ilva, che creerebbe disparità tra le condizione concesse ai Riva e quelle previste per altri gruppi imprenditoriali. La controparte, l’Avvocatura dello Stato, difenderà la legge sostenendo come essa rispetti il bilanciamento dei diritti – quello alla salute, alla difesa dell’ambiente e al lavoro – e che non esiste una legge-provvedimento illegittima di per sé: quel che conta è raggiungere un punto di equilibrio tra i vari diritti, compito che spetta al legislatore.

Ma il grande timore è che la Corte Costituzionale possa anche decidere di non entrare nel merito della questione, giudicando i motivi dei ricorsi presentati dal gip e dal tribunale di Taranto irrilevanti. E come ricordato durante un convegno su questa vicenda tenutosi a Taranto la scorsa settimana, “negli ultimi trent’anni nel 70% dei casi la Consulta non è entrata nel merito, spogliandosi dei giudizi che le venivano chiesti”. Anche perché, dare ragione alla Procura, riporterebbe indietro le lancette del tempo allo scorso 26 luglio, ricreando nei fatti un problema economico-politico-sociale in un momento in cui in Italia vi è una situazione politica che definire disastrosa è un eufemismo. Ciò detto, a bilanciare questo velato pessimismo, vi è il fatto che la Consulta ha sempre anteposto il diritto alla salute a quello degli interessi della libera impresa. Ma anche in questo caso Taranto potrebbe, ahinoi, diventare un triste precedente. I tempi della decisione, saranno comunque molto stretti: già domani sera o al più tardi mercoledì, la Consulta emetterà il dispositivo con i contenuti essenziali della decisione.

Ma i Riva sono già nel futuro

Ma chi pensa che il gruppo Riva sia in apprensione per quanto accadrà domani, si sbaglia di grosso. Perché il futuro dell’Ilva Spa è stato già deciso. Ma in tanti “pare” non se ne siano ancora accorti. La decisione di rendere l’Ilva Spa un’azienda autonoma, del tutto staccata dal gruppo Riva FIRE, è un segnale sin troppo chiaro. La nomina di Enrico Bondi come amministratore delegato, con l’ingresso nel Cda di professionalità esterne, la logica conseguenza. Un’operazione che mette al sicuro gli impianti esteri e quelli italiani non collegati alla produzione del siderurgico tarantino. L’unica a restare isolata, sarà appunto la società Ilva.

Questo vuol dire che anche qualora il gruppo Riva decidesse di effettuare gli investimenti previsti dall’AIA per il risanamento degli impianti, la liquidità dovrà uscire dalle casse dell’Ilva. Che sino al mese scorso veniva data in grandissima difficoltà economica dallo stesso Ferrante. Non è un caso se il bilancio 2012 e il piano industriale vedranno la luce soltanto a metà di questo mese, dopo il pronunciamento della Consulta. Del resto, il tempo è tutto dalla parte del gruppo Riva. L’intera fabbrica sarà legata a contratti di solidarietà sino al marzo 2014, mentre i lavori di risanamento dovranno essere conclusi entro il 2015. L’uscita di scena sarà lenta, ma inevitabile. Il futuro, già seato, un’incognita assoluta.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 08.04.2013)

Chi ha paura del referendum?

ilva chi ha paura del referendum

ILVAFFADAY

Chi ha paura del referendum?

Il 14 aprile i tarantini alle urne. Per la CGIL si tratta di un “esercizio sterile”. In realtà il volere dei cittadini spaventa anche Confindustria e la CISL che già in passato hanno promosso ricorsi al TAR

E’ fissato per il 14 aprile prossimo il referendum consultivo sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva che fu proposto nel 2007 dal Comitato “Taranto Futura”

Il 14 aprile è una di quelle date che, per la città di Taranto, passerà sicuramente alla storia; dopo qualche anno di battaglie giudiziarie, a colpi di ricorsi al Tar e pronunciamento finale del Consiglio di Stato, si celebrerà il referendum proposto dal Comitato Taranto Futura nell’ormai lontano 2007. I cittadini di Taranto avranno, finalmente! ci viene da esclamare, l’opportunità di esprimere il proprio parere rispetto alla ipotesi di chiudere lo stabilimento siderurgico o, in alternativa, di mantenere in vita solo l’area a freddo. Terza ipotesi ovviamente quella di lasciare tutto inalterato esprimendo voto contrario.

SÌ O NO

Si tratta di un referendum consultivo, assolutamente ininfluente sul piano delle azioni concrete ma importantissimo sul piano politico. Per essere più chiari: se dovessero vincere i sì alla chiusura parziale o totale dello stabilimento siderurgico non accadrebbe nulla di concreto. L’Ilva continuerebbe a sfornare acciaio, così come la nota vertenza giudiziaria continuerebbe il suo corso. Qualche giorno prima, il 9 aprile, è attesa la seconda pronunzia della Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla ipotesi di anticostituzionalità della legge 231/212, per intenderci quella che gli ambientalisti chiamano “legge salva-Ilva”. Perché allora andare a votare? e, ancora, perché c’è chi continua a battersi perché il referendum, ormai inevitabile, fallisca? Lo abbiamo detto prima parlando di significato politico. La risposta al primo quesito viene dalla definizione stessa di referendum, ovvero uno «strumento di democrazia diretta che consente cioè agli elettori di fornire (senza intermediari) il proprio parere o la propria decisione su un tema specifico oggetto di discussione.»

TUTTI ALLE URNE

Va da sé che perché questo parere sia espressione reale della maggioranza dei cittadini è necessario che vada a votare il maggior numero di elettori possibile. Anche per questo tutti i regolamenti prevedono il raggiungimento del cosiddetto quorum. Perché il referendum abbia validità occorre infatti che vada votare almeno il 50%+ 1 degli aventi diritto. Andare a votare quindi rappresenta l’esercizio di un diritto, ma anche un segno di rispetto delle regole democratiche. Perché allora c’è chi il referendum lo ha ostacolato fino alla fine e ora prova a farlo fallire? Innanzitutto se andasse a votare la maggioranza degli elettori e vincessero i Sì, sul piano politico bisognerebbe prendere atto della volontà popolare e uniformare tutte le decisioni e i comportamenti; lo si evince dall’art. 13 del regolamento comunale che recita: «Il quesito sottoposto a referendum è approvato se alla votazione ha partecipato la maggioranza degli elettori e se ha conseguito la maggioranza dei voti validamente espressi. Quando al refe-

rendum ha partecipato la maggioranza degli elettori, il Consiglio Comunale è tenuto a deliberare entro 30 giorni dalla proclamazione dei risultati della consultazione, sia se intende conformarsi al risultato di essa, indicando i provvedimenti ed i tempi di attuazione, sia se intende discostarsi. In quest’ultimo caso il mancato recepimento delle indicazioni referendarie deve essere assunto dal Consiglio Comunale con deliberazione motivata.»

VOLONTÀ POPOLARE

E’ evidente che il comune non ha il potere di chiudere uno stabilimento siderurgico, ma può adottare provvedimenti che vadano in una certa direzione anziché in un’altra. Il sindaco, ad esempio, può emanare ordinanze e prescrizioni. Ma, soprattutto la volontà popolare, quando espressa in modo chiaro e senza intermediari, va tenuta in considerazione prima di adottare decisioni fondamentali per il futuro della città. Ciò che per oltre sessant’anni non è mai avvenuto e che, più di qualcuno, vorrebbe non accadesse mai. Chi? L’Ilva, ovviamente, ma anche la Confindustria, la CGIL e la CISL che hanno promosso nel passato ricorsi al TAR. Ricorsi vinti in prima battuta. Ma l’avvocato Nicola Russo, presidente del Comitato Taranto Futura, non si è mai arreso e alla fine il Consiglio di Stato gli ha dato ragione. La CGIL, nonostante tutto, continua ad opporsi, affermando che «era ed è sbagliato proporre ai cittadini tramite referendum, ancorché consultivo, un pronunciamento su temi importanti legati a diritti fondamentali di rilievo costituzionale come la salute e il lavoro, specie se si è consapevoli che l’Amministrazione Comunale non ha poteri per agire in maniera diretta. Si tratta quindi di un esercizio sterile, tanto più all’indomani di interventi legislativi di carattere nazionale e regionale che sono intervenuti sulla vicenda ILVA. »

“STERILE” A CHI?

Per questo, al termine di una nota stampa il sindacato della Camusso conclude: «Per queste ragioni la CGIL di Taranto con il dovuto rispetto verso un Istituto di partecipazione popolare, come il Referendum Consultivo non intende partecipare alla campagna referendaria ne dare indicazioni di voto.» Una affermazione in parte pleonastica e in parte da interpretare. Scontato il fatto che, per la natura stessa del referendum, che prevede che non vi siano intermediari e che i cittadini si esprimano in piena libertà, partiti, sindacati, associazioni, debbano comunque astenersi dall’influenzare l’opinione degli elettori. Appare evidente però il tentativo di dissuadere i cittadini invitandoli, pur indirettamente, a non votare. E su questo ci permettiamo di dissentire; l’esercizio di un diritto non è mai “sterile”. E, soprattutto, non si può pensare di attribuire a uno stesso strumento, nel caso il referendum, valori diversi a seconda del convenienze del momento. Se il referendum dovesse fallire non sapremo mai cosa pensano i cittadini e si amplierebbe il conflitto sociale da tempo sviluppatosi sulla questione Ilva e futuro di Taranto. Molto meglio allora andare a votare in massa.

Questa è vera democrazia.

Doppio ‘Sì’ al referendum

ilva - meetup grillo referendum

VERSO IL REFERENDUM – LA POSIZIONE DEL MEET UP 192 AMICI DI BEPPE GRILLO

Doppio ‘Sì’ al referendum

“Come attivisti del ‘Meet-Up 192 Amici di Beppe Grillo Taranto’ riteniamo che ogni evento che preveda la partecipazione attiva dei cittadini sia da apprezzare e valorizzare in ogni modo, convinti come siamo che le soluzioni alla vertenza Taranto possano nascere ed essere promosse solo dai cittadini stessi”.

La nota degli Amici di Beppe Grillo Taranto rende chiara la posizione del movimento, che in sostanza invita la città a esprimersi nel Referendum sull’Ilva del 14 aprile. Secondo il movimento, “nelle prossime settimane per Taranto e provincia verranno giorni importanti: il 9 aprile la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla legge ‘Salva Ilva’, e il 14 aprile si svolgerà il Referendum consultivo, che ricordiamo essere stato osteggiato fin dai primi momenti dai politici, da Confindustria e dai sindacati. Qualunque sarà il risultato raggiunto, i cittadini dovranno continuare a pretendere di decidere il proprio futuro – prosegue la nota -. Alla luce della nostra proposta per la ‘Rinascita di Taranto’, http://www.meetup.com/Amici-di-Beppe-Grillo-di-Taranto/messages/boards/thread/29435382#89425602 che prevede la riconversione e la bonifica dello stabilimento siderurgico nonché lo sviluppo di nuova economia che valorizzi le vere vocazioni del nostro territorio, e poiché l’Ilva di Taranto ha comunque vita breve (2016) visto il termine del regime transitorio per la messa a norma imposto dall’Europa alle attività inquinanti, vistala crisi dell’acciaio, l’obsolescenza dello stabilimento, e la volontà, ormai chiara, di non effettuare i dovuti investimenti e il sempre più probabile ‘commissariamento’ e successiva ‘liquidazione’, sentiamo di rimanere coerenti con la nostra posizione da sempre sostenuta e di promuovere due‘Si’ per il Referendum Ilva del 14 aprile. Invitiamo pertanto la cittadinanza a partecipare al Referendum in modo da aggiungere un altro importante tassello che concretizzi la volontà dei tarantini a far rispettare il diritto alla vita, alla salute e ad avere un futuro differente che valorizzi le reali vocazioni economiche di Taranto e del suo territorio”. Poi sulla manifestazione ddi domenica prossima: “Inoltre, con riguardo alla manifestazione-corteo del 7 Aprile, i membri del Meet Up, non condividendone le modalità di convocazione e la piattaforma inferiore alle attese, parteciperanno, se vorranno, da liberi cittadini e manifesteranno per i diritti ineludibili della salute, del lavoro, dell’ambiente, del reddito e della cultura e contro il Decreto Legge ‘Salva Ilva’, così come fu fatto in maniera condivisa il 15 dicembre 2012”.

Perché andare a votare

ilva perche votare

VERSO IL REFERENDUM SULL’ILVA DEL PROSSIMO 14 APRILE

Perché andare a votare

Essere responsabili è impegnarsi per il cambiamento. E’ una delle tante ragioni che devono spingere i tarantini a recarsi a votare per i due referendum sull’Ilva del 14 aprile. Ma perché andare a votare? Innanzitutto per la prima volta i tarantini potranno fare questa nuova  esperienza: esprimersi direttamente su una questione molto vitale per la città. Con un Sì o con un No su due semplici domande che gli elettori troveranno sulle due schede che riceveranno nella propria sezione elettorale. I cittadini di Taranto per la prima volta potranno far conoscere alla classe politica, a tutti i livelli, il loro parere sulla presenza di questo Moloch a ridosso della città che ha già provocato morte e malattie. E’ vero. C’è il problema del posto di lavoro per chi, in quello stabilimento, lavora e rischia la vita per portare a casa uno stipendio necessario a sostenere la famiglia. Ma sulle ragioni se chiudere o no lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa avremo modo di aprire un dibattito aperto a tutti. Oggi la questione che si pone è: dobbiamo andare a votare? La risposta è sì. I tarantini dovranno dimostrare al governo nazionale e all’Italia intera che, nei mesi estivi, è stata inondata da notizie sull’inchiesta dell’Ilva, sugli arresti, sullo scandalo della stampa asservita all’Ilva, che a questa città non è rassegnata, come traspariva da alcuni articoli, e che è capace anche di far invertire la tendenza al fatalismo. I tarantini non devono mostrarsi vigliacchi,cioè senza il coraggio di esprimere la propria opinione. Ecco perché è necessario l’impegno di votare il 14 aprile che dovrebbe essere una giornata di mobilitazione per chiedere di ripristinare la legalità anche a chi fa impresa e a chi si trova (oggi agli arresti) per le mani uno stabilimento siderurgico che (e lo sapeva) aveva bisogno di adeguamento alle nuove norme ambientali. La Chiesa di Taranto deve far sentire la propria voce. I parroci durante le omelie abbiano il coraggio di far comprendere l’importanza di avvalersi del diritto di voto. Mons. Filippo Santoro, che ha una lunga esperienza di evangelizzazione tra poveri e indifesi, potrebbe dare un segnale ai parroci per convincere i tarantini a recarsi al seggio elettorale. In questa città siamo tutti indifesi contro l’arroganza dei Riva, l’incapacità della classe politica, l’incompetenza dei nostri amministratori. I giovani non devono disertare il voto. Devono condannare, con i fatti, l’atteggiamento menefreghista, diffuso in riva allo Ionio (“Ce me ne futt’ a mme”) poiché una città vivibile potrebbe offrire più possibilità di inserimento nel mondo del lavoro ed evitare l’emigrazione. La città ormai si impoverisce sempre più. Nei primi dodici mesi del 2012 (fonte Istat) hanno abbandonato la nostra città 961 concittadini, riducendo la popolazione a 198.777 abitanti. I tarantini con il voto del 14 aprile possono far valere non un interesse proprio ma dell’intera comunità ed essendo titolari della sovranità in democrazia saranno loro a indicare la strada per il bene comune, per come tutelare l’ambiente, per come mettere fine a lutti e dolori che hanno colpito in un modo o nell’altro ormai tutte le circa 72mila famiglie tarantine. Ma per i tarantini vi dovrebbero essere altri motivi per recarsi a votare. A fronte delle posizioni espresse da chi crede di fare politica, e si trova a essere sventuratamente per i tarantini e forse a sua insaputa addirittura assessore provinciale all’Ambiente, Taranto ha il dovere di rispondere recandosi ai seggi elettorali. Il nostro assessore, che deve tutelare l’ambiente, avrebbe potuto invitare, magari, a votare No ma non a disertare il voto. Un bell’esempio di democrazia partecipativa! Dovrebbe quanto meno arrossire per aver invitato surrettiziamente gli elettori a non esercitare il proprio diritto di voto.

I tarantini suppongono che l’assessore non abbia alcun interesse a votare sul referendum sia con un Sì o con un No (dipende dalle convinzioni di ognuno di noi). Perché? Ma è stato nominato a quella carica da un presidente della Provincia che, con l’Ilva e con il patron Riva, è andato sempre d’amore e d’accordo. Lo si sa non solo per le intercettazioni telefoniche del 26 luglio 2010, pp. 409-411, inserite nei faldoni dell’inchiesta della magistratura sull’Ilva, in cui parlava sulle autorizzazioni rilasciate proprio dagli uffici della Provincia, dopo l’arresto del precedente assessore sostituito da chi invita a non votare. E già che ci siamo, potremmo agevolmente già individuare coloro che, quasi certamente, non si recheranno al voto e inviteranno ad “andare al mare”. I primi dovrebbero essere il presidente della Provincia Gianni Florido e il sindaco Ezio Stefàno. Quest’ultimo ha lottato con vigore per non far svolgere il referendum. Lo prova quando a Girolamo Archinà assicurava (intercettazioni del 29 luglio 2010 ore 9,21, p. 344) che la data per il referendum sarebbe stata fissata “la più lontana possibile. Va benissimo, ciao Girolamo”. Consiglieranno a disertare il seggio elettorale anche la segretaria della Cisl, Daniela Fumarola che, in un’intercettazione del 30 giugno 2010 la troviamo a cordiale colloquio con Archinà. La signora, insieme al collega segretario della Cgil, Luigi D’Isabella, spudoratamente si erano accodati all’Ilva e alla Confindustria, per chiedere al TAR di annullare la delibera sul referendum. Bocciati dal Consiglio di Stato il referendum si farà, nonostante i grossi ostacoli che ancora oggi il sindaco Stefàno frappone al regolare svolgimento del voto. Col pretesto di risparmiare, ha ridotto il numero delle sezioni elettorali che invece dei 1200 votanti si vedranno assegnare dai 4 ai 5 mila elettori. Con grossi disagi per i cittadini e per coloro che saranno chiamati a esercitare il ruolo di presidenti e scrutatori. Anche il prefetto di Taranto pare voglia lavarsi le mani (è una consultazione locale, avrebbe detto) evitando di indicare al sindaco un comportamento più corretto nei confronti del Comitato referendario. I cittadini non dovrebbero svilire l’opportunità di esprimersi, liberamente secondo le proprie convinzioni, e utilizzare questa opportunità per partecipare più attivamente alla vita della propria terra. E ricordiamo l’esortazione del vecchio presidente degli Usa, John F. Kennedy: “Non chiedete cosa possa fare il paese per voi: chiedete cosa potete fare voi per il paese”.

Rocco Tancredi
r.tancredi@tarantooggi.it

Taranto, Arpa: aria meno inquinata

Taranto, Arpa: aria meno inquinata

22 MARZO 2013 12:24

TARANTO – Nella giornata di ieri ARPA Puglia ha pubblicato sul suo sito ufficiale la relazione tecnica degli “Inquinanti quartiere Tamburi di Taranto” inerenti il 2012. Come già avvenuto in occasione degli Stati generali dell’ente per la protezione ambientale regionale svoltisi a dicembre nella scuola “Deledda” del rione Tamburi, nella seconda parte del 2012 le centraline di via Machiavelli e di via Archimede hanno registrato una generale diminuzione per quanto concerne l’inquinamento da PM10, PM2,5, benzo(a)pirene, IPA totali e benzene.

Per quanto riguarda ad esempio il PM10, come si ricorderà lo scorso agosto denunciammo come dal 1 gennaio al 28 agosto dello scorso anno, la centralina di via Machiavelli registrò ben 36 sforamenti dei valori di PM10 sopra il limite di legge (50 µg/m3). Pessimi anche i dati della centralina di via Archimede, che sino a fine agosto registrò ben 25 sforamenti. Ma un certo punto, accade qualcosa di “incredibile”, come sottolineò la stessa ARPA nello scorso dicembre: “L’impressionante crollo del PM10 nelle due centraline del quartiere Tamburi a partire dal settembre 2012, che, insieme ai valori riscontrati nelle altre centraline della città, consentono di affermare che nel periodo settembre-dicembre 2012, rispetto al PM10, Taranto è stata tra le città meno inquinate d’Italia.

I valori nel periodo sono stati inferiori persino a quelli bassi riscontrati nel 2009, quando ci fu un calo fortissimo della produzione di ILVA”. Taranto tra le città meno inquinate d’Italia: sembrava uno scherzo di cattivo gusto, ed invece era la pura realtà. Leggendo la relazione tecnica di ieri però, l’ARPA sottolinea come gli sforamenti in via Machiavelli siano stati 35 in tutto il 2012 (il 36esimo pare essere stato inserito per un errore materiale), che diventano 32 sottraendo il carico di polverosità dovuta alle avvezioni di sabbia sahariana, secondo le linee guida della Commissione Europea. Stesso sottrazione va fatta per la centralina di via Archimede, che registra il dato finale di 20 sforamenti annuali.

La media annuale di PM10 in via Machiavelli è pari a 32 microgrammi/m3 inferiore, anche se di poco, al valore limite annuale di 40 microgrammi/m3. Da registrare inoltre, un altro dato decisamente significativo: per la prima volta le concentrazioni medie mensili del benzo(a)pirene rilevate dalla centralina di via Machiavelli hanno registrato una media annuale di ng/m3, inferiore quindi al valore obiettivo di 1 ng/m3. Che nel 2008, 2009, 2010 e 2011 era stato invece sempre superato. Anche in questo caso, vale lo stesso discorso fatto per il PM10: da settembre in poi c’è un netto calo rispetto ai sei mesi precedenti. Lo stesso dicasi per gli IPA totali, il benzene e il PM2,5. A fronte di questi dati, la relazione tecnica dell’ARPA si conclude in questo modo: “Le elaborazioni effettuate mostrano, pertanto, un significativo decremento della concentrazione in aria di una serie di inquinanti a partire dal terzo quadrimestre del 2012, con una tendenza che sembra confermarsi nel primo mese del 2013.

Tale decremento non può non mettersi in connessione con le significative variazioni nelle modalità di esercizio degli impianti che, a Taranto – sulla base di tutti gli studi e delle evidenze sperimentali disponibili – risultano essere in modo predominante all’origine delle concentrazioni di tali inquinanti rilevate nel quartiere Tamburi, ovvero quelli ascrivibili all’area a caldo dello stabilimento siderurgico ILVA. Si può desumere quindi che le variazioni di gestione, introdotte in seguito alle attività della magistratura e, anche, per l’attivazione del Piano per il risanamento dell’aria promulgato dalla Regione Puglia, hanno diminuito in modo sostanziale le emissioni degli inquinanti dello stabilimento siderurgico, conducendo ad un diminuito impatto sull’ambiente delle aree immediatamente limitrofe, come precedentemente esposto”. Variazioni nelle modalità di esercizio degli impianti.

L’ennesima dimostrazione di come in tutti questi anni sarebbe bastato un minimo di volontà, rispetto per l’ambiente e la salute dei cittadini, per evitare il dramma ambientale e sanitario che viviamo da decenni e che gli esperti epidemiologi hanno già assicurato continueremo a vivere e a vederne gli effetti per almeno altri 20 anni. Guardando questi dati, inoltre, torna alla mente quanto i periti epidemiologi (Biggeri, Triassi e Forastiere) scrissero nella loro relazione peritale: “Nei 7 anni considerati (2004-2010) per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10”. E ancora: “si stimano 193 ricoveri per malattie cardiache attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la media annuale delle concentrazioni di Pm10 e 455 ricoveri per malattie respiratorie”.

Attenzione però: perché i periti hanno preso come riferimento il limite di 20 microgrammi al metro cubo indicato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, mentre quello stabilito dalla legislazione italiana è di 40. Per questo motivo, l’Ilva continua ancora oggi a sostenere di aver operato nei confini della legge e di rispettare ambiente e salute. E’ dunque bastato gestire con un minimo di raziocinio l’altezza dei cumuli, per ottenere un risultato “stupefacente”, annullando almeno per qualche tempo la logica del profitto. Perché il motivo per cui sino ad oggi l’Ilva non ha mai predisposto un’operazione del genere, è sin troppo facile intuirlo: per abbassare i cumuli di minerale, bisogna scaricarne di meno; ciò vuol dire, produrre di meno; quindi, ridurre il guadagno.

Hanno preferito ricoprire interi quartieri di polvere lesiva per l’ambiente e la salute dei cittadini, pur di non rinunciare al guadagno economico. Ed hanno potuto agire in questo modo soltanto grazie alla complicità delle istituzioni, dei sindacati e di tutti coloro i quali avrebbero potuto e dovuto impedire un tale scempio. Le nostre non sono opinioni, invettive o illazioni: ma fatti corroborati da dati e studi scientifici. E dimostrano soltanto una cosa: che sarebbe bastato comportarsi da persone oneste e controllare costantemente l’attività del siderurgico, per evitare drammi umani che hanno causato indicibili sofferenze. Un motivo in più per scegliere un futuro senza grande industria. Forse siamo ancora in tempo. Ma bisogna avere il coraggio di farlo. Quel coraggio che oggi sembra purtroppo mancare a tanti. “Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gioia come del pericolo, e tuttavia l’affrontano” (Tucidide, storico, generale ateniese ed uno dei principali esponenti della letteratura greca, vissuto tra il 460 e il 397 a.C.).

Gianmario Leone (TarantoOggi, 22.03.2013)

Referendum Ilva, Comitato 14 aprile: votate Sì per bocciare una “fabbrica-macelleria”

Referendum Ilva, Comitato 14 aprile: votate Sì per bocciare una “fabbrica-macelleria”

25 MARZO 2013 18:45

TARANTO – Ignorare le sirene che invitano all’astensione e spingere i tarantini a lanciare un segnale forte contro una fabbrica che produce sofferenze. «Dal referendum del 14 aprile deve emergere una sonora bocciatura dell’Ilva per ciò che oggi è e per ciò che non ha fatto a tutela della salute pubblica e dell’ambiente”, è questo il messaggio lanciato oggi pomeriggio dal “Comitato 14 aprile – Sì al cambiamento” nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Biblioteca comunale. In sala, oltre a diversi ambientalisti e alcuni consiglieri comunali, anche l’avvocato Nicola Russo, promotore del referendum con il suo comitato Taranto Futura.

Il rischio dell’astensionismo, complice il silenzio quasi totale che precede l’appuntamento, è dietro l’angolo. Con tutto ciò che esso comporta. Una scarsa partecipazione dei cittadini alla consultazione referendaria sulla chiusura parziale o totale dell’Ilva avrebbe solo un’interpretazione: a Taranto va tutto bene. Ed è proprio contro questo pericolo che si inquadra l’iniziativa del comitato che vede tra le sue fila anche il professor Salvatore Marzo, preside del liceo “Aristosseno”.

«Il cambiamento di questo città dovrà essere un processo sempre più condiviso – ha dichiarato il preside –  dobbiamo essere in grado di costruire progetti alternativi alla grande industria credibili. Bisogna assolutamente votare. L’astensionismo si inserirebbe in un vissuto di ignavia che non possiamo permetterci. Il prossimo 14 aprile bisognerà avere una partecipazione superiore al 50%. E’ questo il nostro obiettivo».

Dello stesso avviso Giacomo Raffaelli, coordinatore del movimento “Rinascere”: «Noi non siamo contro l’industria a prescindere – ha sottolineato – ma ci opponiamo ad una fabbrica-macelleria che distribuisce malattia e morte invece di produrre benessere». L’appello rivolto ai cittadini è chiaro: andate e votare in massa e mettete la croce sul Sì per entrambi i quesiti (chiusura della sola area a caldo e chiusura totale dello stabilimento).

Per il Comitato l’attuale proprietà Ilva “non è soggetto attendibile sui cui riporre ragionevoli aspettative di inversione di tendenza e di cambiamento, avendo sino ad oggi disatteso qualsiasi impegno e dimostrando così di essere interessata a gestire lo stabilimento solo alle attuali condizioni”.  Ovvio il riferimento anche alla mancata presentazione  (finora) di un piano industriale in grado di specificare in maniera esaustiva risorse da impegnare per lo stabilimento ionico e tempi certi di realizzazione delle attività da porre in essere.

Al fine di sensibilizzare la cittadinanza sul referendum, il Comitato 14 aprile darà vita ad una serie di iniziative. Si comincia mercoledì prossimo, alle 15.30, al Centro Velico Alto Ionio (in viale Virgilio), con un incontro che vedrà la partecipazione del geriatra Ettore Bergamini (Università di Pisa), che si soffermerà sui danni prodotti dall’inquinamento sull’organismo umano, con un’attenzione particolare alle patologie degenerative. A questo seguiranno altri appuntamenti che mirano a tenere l’attenzione alta. I tarantini non possono permettersi il lusso di perdere questa occasione storica per dire – finalmente – quale futuro vogliono per se stessi e per i loro figli.

Alessandra Congedo per InchiostroVerde