LASCIA PERPLESSI UN VIDEO MESSAGGIO DI VENDOLA
Uno 0,17 non fa primavera
L’anticipazione data dal direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, nella “grande” giornata del 28 novembre dedicata alla presentazione del “Rapporto Ambiente e Sicurezza 2011” dell’Ilva S.p.A., ha assunto da ieri i crismi dell’ufficialità. Sul sito ufficiale dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, è stata infatti pubblicata la nota con la quale si rende noto che “la terza campagna per la rilevazione di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino E312, afferente all’impianto di agglomerazione dello stabilimento ILVA S.p.A. ha dato come valore medio nei tre giorni di monitoraggio, 0,17 ng ITE/Nmc (previa sottrazione dell’incertezza pari al 35%”, come prevede anche la norma UNI EN 1948:2006 dell’Unione Europea)”. Un risultato che in molti hanno salutato con giubilo in questi ultimi giorni: tra i tanti, come previsto, anche la Regione Puglia nella persona prima dell’assessore regionale all’Ambiente ed in un secondo dal presidente Nichi Vendola. Il quale, colto da uno dei suoi noti momenti di narrazione fiabesca, ha pensato bene di postare su Facebook, il famoso social network che solamente in Italia vanta oltre 21 milioni di iscritti, un video dall’inebriante titolo “La diossina a Taranto è finalmente sotto il livello di guardia”. Un video-messaggio indirizzato a tutta la comunità tarantina della durata di quasi tre minuti, in cui il buon Nichi è riuscito a superare persino i dirigenti dell’Ilva e la sua area comunicazione in quanto ad omissioni e stravolgimento della realtà. D’altronde, il “leader maximo” di SEL, ha imparato in fretta a fare politica utilizzando la sua grande arte oratoria, grazie alla quale ha vinto le ultime due campagne elettorali regionali, utilizzando molto spesso come vessillo la famosa legge antidiossina, fiore all’occhiello della sua “buona politica”.
E così, nel suo breve video-messaggio che inizia con l’annuncio dell’obiettivo raggiunto (diossina sotto il limite di 0,4 ng ITE/Nmc) e con un criptico riferimento a chi in questi ultimi anni avrebbe lavorato nella “coltivazione di curiose inimicizie”, dando oramai per scontata la vittoria finale, Vendola si rivolge ai tarantini parlando della diossina come un problema oramai legato al passato. Dichiarando che la diossina “avvelenava” la nostra aria, “entrava” nel circolo alimentare, “ipotecava” il futuro di Taranto.
Come se la diossina caduta per decine e decine di grammi negli ultimi decenni, non sia ancora un problema attuale. Come se il divieto di pascolo nel raggio di 20 km dalla zona industriale, non fosse un provvedimento firmato dalla giunta dello stesso Vendola nel febbraio del 2010, ma cinquant’anni fa. Come se negli ovini mandati a centinaia al macello per la presenza nel loro corpo e negli alimenti da loro prodotti di concentrazioni di diossina oltre i valori limite, con relative famiglie e masserie centenarie distrutte economicamente e umanamente, fossero scene di un passato lontano e non immagini di qualche mese fa. Come se le migliaia di morti e di ammalati, le donne invisibili che soffrono di endometriosi, gli uomini e le donne affette da sterilità, o i tanti bambini ammalati di Taranto (Egregio Presidente Vendola, ha già dimenticato le tante letterine che gli stessi le hanno scritto per anni?), non fossero un dramma del nostro presente, ma un fatto storico appartenente al passato ora cancellato grazie agli ultimi dati sulla diossina.
Ma nel breve video-messaggio del presidente Vendola, c’è anche molto altro. E’ presente ad esempio un orgoglio, “per non aver avuto paura di sfidare in un duro braccio di ferro la più grande azienda siderurgica europea e gli interessi della politica nazionale, varando una legge all’avanguardia in Europa, lavorando senza chiacchiere e soprattutto per amore di Taranto. Questa è la vittoria di una grande battaglia ambientale e sociale, della quale sono orgoglioso”, che onestamente ci lascia perplessi. Passino i nuovi importanti risultati, va bene essere in piena campagna elettorale per le prossime elezioni politiche nazionali, ma omettere di dire le cose come stanno, è azione assai cattiva e ingiusta.
A questo punto, dunque, non ci resta che pensare che il buon Vendola soffra di amnesia. Perché il presidente regionale “dimentica” di dire, ad esempio, che la legge regionale n. 44 del 2008 (che limita a 0,4 ng ITE/Nmc le emissioni di diossina e furani a partire dal 31/12/2010), non è un’invenzione della Regione Puglia, ma una norma europea, la UNI EN 1948:2006 sulle rilevazioni delle emissioni tossiche, a cui la legge regionale fa riferimento. Dimentica, anche, che in altre parti d’Europa quella norma era già stata recepita in largo anticipo, come peraltro riportato nel testo della legge regionale. Quindi, auto compiacersi di essere all’avanguardia come fa oggi la Regione Puglia o presentarsi come modello europeo da seguire come pensa di essere l’Ilva, è un’azione totalmente al di fuori dalla realtà. Già prima del 2008 infatti, nazioni come Belgio, Germania, Olanda ed Austria, presentavano limiti di emissioni di diossina tra gli 0,1 e gli 0,5 ng ITE/Nmc, mentre l’Ilva in quegli anni liberava indisturbata nell’aria dagli 1,9 agli 8,4 ng ITE/Nmc. Dunque, recependo quella norma, ci si è semplicemente messi al pari degli altri, evento che in Italia pare essere sempre destinato ad una nomina al Nobel.
Ma il presidente Vendola, dimentica altresì di spiegare ai tanti internauti tarantini e non, come davvero funzioni questa “mirabolante” ed “innovativa” legge, pensata in un modo nel dicembre 2008 (con all’art. 3 il famoso campionamento in continuo su cui l’Ilva ha avviato uno studio di fattibilità di cui nessuno ha più notizia) per poi essere radicalmente “aggiustata” nel marzo del 2009 (che inserisce le tre campagne di rilevamento attuali, senza però aver prescritto il campionamento in continuo) per ottenere in pochi anni un risultato positivo non solo numerico, ma anche e soprattutto politico. Perché non spiegare come stanno realmente le cose, omettere, non affrontare i problemi e la realtà ancora oggi, è un qualcosa che questa città non merita, comunque la si giudichi.
Nel 2011 l’Arpa Puglia ha effettuato tre campagne di rilevamento di diossine e furani (che avvengono “senzapreavviso”, ma con i tecnici che impiegano ben 90’ per arrivare dai cancelli d’ingresso al camino E-312 e montare la relativa attrezzatura). Queste campagne si articolano su tre misure effettuate in tre giorni consecutivi di 6-8 ore ciascuna. Parliamo dunque di 24 ore a campagna, per un totale di 72 ore di rilevamento dati. L’Ilva però, è un impianto sempre in ciclo, che opera 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno. Un anno è composto da ben 8.760 ore, quindi siamo su una percentuale di 0,82 ore coperte nell’arco di un intero anno. A fronte di tale operazione, crediamo sia superfluo esprimere ogni altro commento sulla reale efficacia di una legge che è stata modificata proprio per non conoscere la verità.
Il nostro più grande terrore si è dunque materializzato: ovvero che una volta “raggiunti” gli obiettivi ambientali con mezzi e metodi alquanto limitati e limitanti, il problema inquinamento a Taranto venga sepolto sotto una serie di mezze verità e continue omissioni tali da mandare nel dimenticatoio la triste e dura realtà.
Ma che sarebbe arrivato a farlo anche colui il quale è il fondatore di un partito che si chiama SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà), è un qualcosa che ci lascia sgomenti. Una vera ecologia non può prescindere da dati scientifici corrispondenti ad una realtà monitorata 24 ore su 24. Per non parlare della libertà, magari ad esempio quella di pensiero o di stampa: ma evidentemente il presidente Vendola ignora come questo giornale sia volutamente escluso dall’industria modello Ilva S.p.A. ogni qual volta venga organizzato un incontro pubblico, con metodi alquando poco democratici.
Infine, caro Presidente, visto che per lei il problema diossina è oramai superato, la lasciamo dicendole che noi non smetteremo mai di lottare per una Taranto migliore, libera dai fumi e dai veleni. E per rinfrescarle la memoria, la salutiamo rispolverando un motto molto in voga nella Parigi del ’68, durante il vento di quella rivoluzione di “sinistra” che anche lei pare oramai aver dimenticato. “Continuous les combat” (“Continua la lotta”), Presidente.
Gianmario Leone
g.leone@tarantooggi.it
