10 ANNI PER FARE A MENO DELL’ILVA

Ormai si va ben delineando come esista lo scollamento fra la politica vissuta nelle sedi dei partiti e istituzionali, aule consiliari e di governo, e quella che la gente e il popolo auspicano. Da un lato la conservazione delle postazione di potere a tutti i costi, che non sempre è un mero concetto di partito ma espressione di singole persone; dall’altro ci sono le aspettative di chi non ha un lavoro o vuole tutelarlo, di chi cerca prospettive future diverse dalle attuali, di chi vorrebbe vivere in un ambiente migliore e salubre, etc. La conservazione o l’acquisizione del potere con la gestione dei bisogni della gente molto spesso sono obiettivi in contrapposizione tra loro e ciò determina l’allontanamento dalla politica, la disaffezione nella gente. Emergono, in definitiva, prepotenti le due anime: la logica della politica nel perseguimento di potere e quella della gente che ricerca la tutela del bene comune nel vivere quotidiano. Ora più che mai quella gente vorrebbe pensare con serenità alle feste imminenti, agli affetti ad un futuro dignitoso. Ciò che a noi preme è sottolineare come il contrasto dell’anima votata al potere, che si cala marginalmente in quella dei bisogni reali, sia soprattutto rappresentata dai grandi partiti. Non vedo differenze di rilievo fra PD, SEL e PDL, i maggiori partiti che operano in questa regione. E non vedo come le loro esternazioni per bocca dei loro rappresentanti vadano nella direzione di un disegno strategico a sostegno dei bisogni fondamentali della gente, lavoro, salute e prospettive per i figli. La vocazione prevalente è quella di prendere le difese di fasce colpite da problematiche maggiori ma di non proporre reali cambiamenti nell’economia secondo nuove direttive di sviluppo futuro. Assistiamo costantemente a prese di posizione su questioni ambientali, ma non vediamo emergere da questi partiti una idea di reale cambiamento, con proposizione di un modello economico diversificato, innovativo, quindi per costoro va bene quello che c’è, seppure sia scarno nella fisionomia, precario, privo di sicurezza, anzi si millanta la difesa di quel poco che c’è come unica possibilità di sussistenza per l’occupazione . L’unico partito che ha preso le distanze da questa finta tutela del bene comune è l’IDV che ha proposto come irrinunciabile l’obiettivo di valutare tutte le possibilità di alternative economiche alla grande industria per poter pensare di modificare il modello economico e portare alla chiusura la grande industria in 7-10 anni. Un progetto che deve passare attraverso un sostegno popolare diffuso e trasversale e la messa in campo di menti “qualificate” per svilupparlo e sostenerlo. I maggiorenti di partiti come SEL, PD e PDL non si sono mai impegnati in un progetto simile eppure dicono tutti di voler difendere l’ambiente. Fra non molto la parola passerà, per il gioco della democrazia, al popolo, attraverso le elezioni cittadine. Questa volta però non sarà il gioco di sempre potrebbe essere l’ultimo treno, come quelli già soppressi per Taranto, potrebbe essere la virata fatale per i cittadini chiamati alla urne per scegliere fra la conservazione di quel poco che abbiamo e quello che di ulteriore ed alternativo vorremmo per i nostri figli. Non si creda che la forza del popolo non abbia valore e non si cada nel pensiero comune che tanto non cambia niente, la rassegnazione è una sconfitta! I grandi cambiamenti sono sempre passati attraverso il popolo che ragiona ed io vorrei che questa capacità emerga chiara. Le regole vere dell’economia le stabilite il popolo con i suoi bisogni; ora stiamo vivendo una depravazione economica che ci propinano anche i cosiddetti economisti che ci fanno credere che il PIL basato sull’acciaio o il cemento sia il toccasana economico. Reputo opportuno per Taranto che si ritorni all’economia connaturata con il territorio legata alla terra e al suo mare unita alla green economy . Auspico che i cittadini di Taranto diano un segnale forte sulla questione.

Patrizio Mazza
Consigliere regionale della Puglia per Italia dei Valori