INIZIATIVA DI TARANTO FUTURA
Referendum, appello a Napolitano
Russo: Il Comune è inadempiente
Il sindaco temporeggia per l’indizione del referendum consultivo sulla chiusura dell’Ilva e il comitato promotore si rivolge al Presidente della Repubblica. L’appello al Capo dello Stato è firmato dal coordinatore di Taranto Futura, Nicola Russo.
L’ambientalista e referendario chiede a Napolitano di intervenire con urgenza nei confronti del sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, al fine di «tutelare i principi democratici che governano la nostra nazione e il territorio comunale, così come garantiti dalla nostra Costituzione, invitando il sindaco stesso ad ottemperare a quanto statuito dal Consiglio di Stato, dalla Costituzione italiana, dalle leggi e dai regolamenti e, quindi, al fine di procedere all’indizione del referendum consultivo comunale in materia ambientale, così come previsto dal regolamento del Comune di Taranto ed approvato dal comitato dei garanti, nel rispetto della democrazia e della libertà di pensiero».
Nell’istanza l’avvocato Russo ricostruisce il lungo iter del referendum con il quale chiede alla cittadinanza di esprimere un parere in ordine all’attività del centro siderurgico.
Già il 13 dicembre del 2007, il Comitato cittadino referendario Taranto Futura aveva notificato al Comune di Taranto una diffida volta all’attivazione e conclusione di un procedimento referendario su temi di carattere ambientale. «Procedimento rispetto al quale scrive Russo il Comitato in questione aveva in precedenza formulato apposita istanza nel luglio 2007».
Dopo varie peripezie, il sindaco di Taranto, con decreto n. 53 del 1 settembre 2010, procedeva all’indizione del referendum consultivo comunale in materia ambientale.
«Come se non bastasse, però ricorda Russo il decreto veniva impugnato dinanzi al Tar di Lecce con motivi aggiunti, ad opera di Ilva, Confindustria Taranto e dai sindacati Cgil e Cisl. Il Tar, dichiarandosi competente a decidere la materia referendaria ovvero a decidere su un atto politico elettorale, annullava con sentenza il decreto sindacale di indizione del refernedum consultivo comunale impendendo ai cittadini di esprimere il proprio pensiero in materia ambientale».
Per il Comitato Taranto Futura si trattò di una grave battuta d’arresto. Il percorso verso il referendum sembrava irrimediabilmente compromesso. Contro la decisione del Tar, il Comitato ha promosso ricorso al Consiglio di Stato, che «dichiarava il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, dichiarando inammissibili i motivi aggiunti proposti in primo grado dai citati ricorrenti , in ordine alla richiesta di annullamento del decreto di indizione del referendum consultivo comunale da parte del sindaco di Taranto, ripristinando, quindi, lo status quo ante».
Lo scorso 18 ottobre, il Consiglio di Stato ha inviato al comune di Taranto l’avviso delle sentenze, «con ordine alla pubblica amministrazione interessata spiega il coordinatore di Taranto Futura di provvedere all’esecuzione dei provvedimenti. Con atto del 31 ottobre 2011, indirizzato al sindaco di Taranto, il comitato promotore referendario “Taranto Futura”, sulla base delle sentenze del Consiglio di Stato diffidava lo stesso sindaco di Taranto ad indire il referendum consultivo, così come approvato dal comitato dei garanti con verbale del 31 marzo e 23-30 luglio 2010».
Una nuova diffida allo svolgimento del referendum è stata inoltrata sempre al primo cittadino lo scorso 17 novembre. «Ogni richiesta in merito aggiunge Russo diretta ad impedire il referendum consultivo comunale in questione, non può essere formulata dinanzi al giudice ordinario, essendo decorsi i rituali termini di impugnazione, atteso il rispetto di quanto statuito dal regolamento comunale in tema di referendum consultivo, in cui all’art. 18 si afferma che “per quanto non previsto nel presente regolamento si fa rinvio alla normativa in materia di consultazioni elettorali e referendarie vigenti. A tutt’oggi, il sindaco di Taranto, Stefano, nonostante le diffide, non ha ancora provveduto ad indire il referendum, in violazione dei principi dell’ordinamento giuridico italiano».