PERICOLOSO DESCRIVERE TARANTO PER CIO’ CHE NON E
Non giocate col fuoco
Nella mattinata di martedì, in cui il presidente della Regione Nichi Vendola ha annunciato al mondo intero di aver finalmente “risolto” il problema dell’inquinamento da diossina prodotto dal camino E-312 dell’Ilva di Taranto, tra le tante affermazioni pronunciate a causa del “delirium tremens” che ha recentemente colpito alcuni illustri esponenti politici ed intellettuali nostrani, ci ha lasciato interdetti una in particolare, riportata da diversi quotidiani e attribuita al direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato (sulla quale nessuno ha pensato bene di intervenire). “Anche dal punto di vista dei tumori, possiamo dire che dal 2007 il trend è migliorato per mortalità ed incidenza”. Una frase importante, specie se pronunciata in riferimento ad una città che ha visto e vede ogni giorno raffigurarsi in quella malattia, le immagini di migliaia di morti. Soprattutto, ci ha colpiti il non trovare alcun riscontro reale in quanto dichiarato dal direttore generale dell’ente regionale per la protezione ambientale. Per un semplicissimo motivo: perché le registrazioni dell’anno 2007 sono tutt’ora in corso e non sono state ancora completate. Dunque, come fa il dott. Assennato a dichiarare che i dati del 2007 siano migliori rispetto a quelli dell’anno 2006, illustrati nel luglio scorso dalla Asl di Taranto? Su quali altri dati basa un’affermazione del genere? E poi perché legare la presunta diminuzione delle emissioni di diossina all’ancor più presunta diminuzione di mortalità ed incidenza di tumori?
Siccome siamo da sempre convinti che per ottenere giustizia e verità è bene non perdere mai di vista la nostra memoria storica, ricordiamo che per quanto riguarda Taranto e Provincia, nel 2006 i casi riscontrati furono 2802: 1555 per la popolazione maschile e 1247 per quella femminile. A questi si aggiunsero altri 501 casi di tumori alla cute, per un totale di 3303 ammalati. Gli uomini, sempre secondo i dati del 2006 raccolti dall’Asl, vengono colpiti da tumori alla prostata, al polmone, alla vescica, al colon retto, al fegato, allo stomaco e al pancreas. Per le donne è predominante il tumore alla mammella, al colon retto, alla tiroide, all’encefalo, all’utero e al collo dell’utero. In termini statistici, il tasso standardizzato di malati accertati del 2006 risultò pari al 433,4 per gli uomini e 318,00 per le donne. Nel resto del Sud Italia, il tasso fu di 408,0 per gli uomini e 267,1 per le donne. Inoltre, sempre nel luglio scorso, risultò che nel totale dei dati (sempre e solo del 2006), Taranto superava sia la provincia di Lecce (che ha oltre 200.000 abitanti in più rispetto a quella ionica, n.d.r.) che quelli relativi all’intero Sud Italia (anche se solo per il 16,5% coperto dal Registro Tumori Nazionale). Per non parlare del fatto che i dati relativi alla città di Taranto, mostrano chiaramente come qui ci sia un’incidenza molto alta, vicina allo standard nazionale e quasi sempre superiore a tutti gli altri paesi della provincia ionica. Infine, non dobbiamo certo essere noi a ricordare dal prof. Assennato che il Registro Tumori, rilascia il proprio accreditamento solo in presenza di dati che riguardano un triennio (in questo caso per Taranto riguarderà gli anni 2006-20072008). Dunque, sarebbe il caso di attendere la conclusione della registrazione dei dati da parte dell’Asl di Taranto per emettere “sentenze” di un certo peso. Entro la fine del 2012 dovrebbero essere disponibili anche i dati relativi al biennio 2007-2008. Ma Assennato pare essere già in possesso di dati che ancora non sono stati raccolti. Sarà.
Tra l’altro, al di là dei giochi di prestigio messi in atto dall’Ilva con la complicità di Regione ed Arpa Puglia per far apparire Taranto diversa o migliore da quello che realmente è, la ricerca prosegue (per non parlare dei tanti studi svolti negli ultimi 30 anni che sarebbe il caso di tirare fuori dai cassetti di scrivanie impolverate). Lo dimostra, ad esempio, uno studio presentato nel novembre scorso a Lecce dalla dott.ssa Raffaella Depalo, fisiopatologa della riproduzione umana al Policlinico di Bari, intervenuta al XVII Weekend clinico della Società Italiana della Riproduzione. L’obiettivo dello studio è capire gli effetti della diossina sull’ovaio. Da una prima analisi, è stato evidenziato come molte donne provenienti dall’area geografica di Taranto, vadano in menopausa precocemente rispetto alla media nazionale. Le ricerche biomolecolari vengono effettuate sia sul siero che sul fluido follicolare: nello studio, i ricercatori vanno ad individuare un recettore che è importantissimo nell’indurre la maturazione dell’ovulo e quindi la sua capacità di essere fecondato. Si dia il caso che tale recettore abbia un’affinità elettiva per sostanze esogene come la diossina: “Questo legame può comportare un malfunzionamento della regolazione degli estrogeni. Oggi sappiamo che la diossina si accumula nel tessuto adiposo. Maggiore è la massa grassa, si presuppone che maggiore sia la concentrazione di diossina che inoltre tende ad accumularsi sempre più nel tempo”, dichiarò quel giorno la ricercatrice. Come a dire che, anche se l’Ilva un domani dovesse riuscire ad emettere diossina al di sotto del famoso 0,4 (dato che sarà possibile certificato solo quando sarà effettuato un campionamento in continuo h24 e per 365 giorni all’anno), la stessa ha gravissime responsabilità per tutta quella che ha emesso sino ad oggi, violando le direttive europee ed il Protocollo di Aarhus.
Bisogna stare dunque molto attenti alle parole e agli argomenti che si toccano. Perché un conto è fantasticare sulle emissioni di diossina del camino E-312, tutt’altro conto è lasciarsi andare ad annunci avveniristici su un tema delicato come quello dei tumori. Per questo ci aspettiamo che adesso, dopo tanto parlare, visti i problemi risolti, Regione ed Arpa accelerino anche nell’iter per dare il via a quell’indagine epidemiologica che questa città attende da decenni. “Capisco che i cittadini di questa città, dopo aver sopportato per oltre 40 anni l’insopportabile, ora non siano più disposti a sopportare nemmeno il sopportabile”. Questa frase la pronunciò proprio il prof. Assennato lo scorso luglio. E’ bene che nessuno la dimentichi: perché Taranto non permetterà mai a nessuno che si giochi con il suo dolore e i suoi morti.
Gianmario Leone
g.leone@tarantooggi.it