A Taranto manca l’aria

Claudio Monteduro, presidente dell’“Associazione malati d’Epatite e di danni d’organo EPAURION”, inter viene in merito alla questione ambientale della città di Taranto, attraverso una lunga riflessione.

“Ho cominciato a capire, quando avverto che il respiro si fa difficile, che non è per un deficit del mio organo polmonare, ma qualcosa che occupa la mia mente con troppa intensità, e percepisco con grande sofferenza essere un pensiero dal quale scaturisce una rabbia incontenibile. Il tutto m’accade quando mi raggiungono le molte notizie di un telegiornale o quelle che riesco a leggere fino in fondo ad un articolo di un quotidiano che m’informano di quanto e come avviene in modo riprovevole ogni giorno su questo pianeta, difficile da com prendere e poterlo accettare senza essere colti da una sorta di sdegno.

“Sul nostro pianeta, nel nostro stato, nella nostra città, nella quale vivo: ed è proprio quella della quale voglio parlare e di quelli che come me sono costretti a viverci e come viverci. Voglio parlare di quello che non si riesce a far recepire ai miei concittadini, a tutti i tarantini con i quali condivido quel respiro che credo mi manchi come l’ho prima descritto. Vorrei chiedere a chi legge se non prova la medesima sensazione, forse non proprio perfettamente da me descritta, e se continuando a leggere non troverà motivo di riflessione su quanto dirò a proposito del mio fastidio, per ché di disturbo fastidioso trattasi quando da più parti viene lanciato un allarme che interessa tutti e per la salute di tutti, quando una condizione economica affoga nella catastrofe che politici imbelli e disonesti hanno contribuito a creare, non si colga un cenno di disapprovazione, un segno di disagio su quanto incombe sul nostro futuro e su quello più importante delle generazioni a venire che possa essere avvertito e condannato.

“Le generazioni che vivranno la realtà che con la nostra ignavia gli avremo lasciato in eredità. Ricordiamo che saremo responsabilmente chiamati a darne conto. Come potremo farci per donare se avremo lasciato loro una ampia area del nostro territorio eccessivamente inquinata e difficilmente e faticosamente bonificabile, come avremo la forza di scusarci se non avremo avuto l’avvedutezza di scegliere una classe politica coraggio sa che facesse rispettare i diritti di una comunità che aspira legittimamente ad una vita dignitosa sotto ogni aspetto, etico morale e socia le. Allora quando mi assale la sensazione di soffocamento è per tutto quello che non riesco a sopportare, per esempio il disimpegno che l’opinione pubblica esprime per un problema ch’è sotto gli occhi anche di chi non vuol vederlo. In questa nostra città non c’è più vita che possa definirsi tale e la maggior parte di noi non avverte il pericolo d’estinzione della dignità ch’è un bene inestimabile. Chiedere che vengano rispettati i diritti a volere essere risarciti per i danni alle cose e alle persone che tutte, nessuna esclusa, le industrie ospitate sul nostro territorio, hanno provocato a tutta la comunità, in particolare gli abitanti del quartiere Tamburi, è solo un parziale riconoscimento da parte di questi signori che le gestiscono e dalle quali ne traggono irripartibili ingenti profitti.

“L’associazione che rappresento m’impone di grida re forte a nome degli ammalati da danni d’organo a tutte le istituzioni sia amministrativa comunale e particolarmente regionale che sia dato un termine allo scempio dell’ambiente che da anni è vulnerato dai veleni emessi dalle mefitiche produzioni industriali che in condominio siamo costretti a subire. Altre situazioni analoghe in altre regioni (vedi Genova) sono state risolte per le reazioni di un’opinione pubblica determinata a farsi rispettare.

“Esempi quindi ce ne sono e a questi i tarantini dovrebbero raffrontarsi con un impeto di ravveduto decoro, per scrollarsi di dosso quella reputazione negativa di “mollezza” tanto riportata dalle cronache antiche. Potrà mai accadere ? È la domanda di chi come il sottoscritto si rivolge credendo possa esserci una risposta che darebbe un senso alle lotte che solo pochi hanno ingaggiato contro il mostro dell’indifferenza.

“Chissà se una nuova gestione amministrativa, espressione del voto di una volontà popolare, consapevole del ruolo che le viene affidata, sia capace di con seguire il cambiamento del l’attuale realtà alla quale i più avveduti, tra cui noi, aspiriamo”.